sabato 6 gennaio 2018

Cosa contengono e come agiscono le tinture per capelli.


«Alcune persone non fanno che osservarsi di continuo, allo specchio, all’ombra, al sole, alla luce diffusa, e non è esagerato affermare che il loro stato d’animo o di nervi dipenda dal colore più o meno bene riuscito dei loro capelli. Una sfumatura rossiccia o verdastra, per effetto di una ((luce spietata)), bastano a metterle di pessimo umore. Allo scontento spesso si aggiunge la fissazione di voler trovare o sperimentare nuove tinture, o lo sgomento della propria salute, per cui si è indotti, anche erroneamente, ad attribuire alla tintura la causa di ogni minimo malessere, e via dicendo. Si può dire che i capelli entrino quasi a far parte della propria vita morale o psichica: ciò ch’è davvero ridicolo ed esagerato
Luigi Materi, Napoli 1920 “L’arte della bellezza ai nostri giorni”






Non si direbbe eppure questa affermazione ha quasi cento anni !Dalle pagine del libro L’arte della bellezza ai nostri giorni, del 1920 l’autore Luigi Materi ci racconta come il colore dei capelli abbia un diretto effetto sul nostro umore, su come ci percepiamo e oggi , appunto , cent’anni dopo la voglia di cambiare colore alla capigliatura non è ormai più una moda prettamente femminile, bensì si sta espandendo sempre più frequentemente anche nel mondo maschile. Secondo i dati del Codacons nel nostro Paese, infatti, si tingono i capelli il 75% delle donne (delle quali il 10% dai 16 ai 24 anni, il 26% tra i 45 e i 50 anni e il 25% dopo i 55 anni) e il 10% degli uomini sopra i 50 anni e il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 22 anni.







 In generale in base alla durata del colore, le colorazioni per capelli possono essere classificate in: 
  •  permanenti
  •  semipermanenti 
  •  temporanee 






Vediamole nel dettaglio

  • Tinture permanenti a ossidazione

I prodotti di colorazione permanente offrono diversi vantaggi quali l’opportunità di coprire completamente i capelli bianchi, di schiarire o scurire quanto si desidera il colore naturale della chioma (ottenendo una vasta gamma di toni che vanno dal nero corvino al biondo chiaro), di intensificarne o cambiarne i riflessi e di assicurarne una grande stabilità e tenuta nel tempo. Questo tipo di tinta non si elimina con gli shampoo poiché si lega in maniera permanente alla cheratina del capello. Le tinte prevedono la miscela di due componenti: la tintura appunto e il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) in uno dei quali, sotto forma di gel, liquido o crema, si trovano integrati a un supporto i coloranti di ossidazione e l’agente alcalino mentre nell’altro vi sta il fluido rivelatore e decolorante in soluzione.
Appena prima dell’applicazione sui capelli, le due diverse formulazioni devono essere miscelate nelle debite proporzioni.

Dal punto di vista chimico i precursori di colorazione (parte da ossidare) sono costituti da derivati
organici appartenenti essenzialmente alla serie benzenica con due gruppi -NH2 oppure –OH, che
possono ossidarsi più o meno facilmente secondo siano in posizione para, orto o meta. Si tratta, infatti, di molecole piccole che reagiscono tra loro direttamente sul capello formando il colorante in situ e sono fenilendiamine (parafenilendiamina, metafenilendiamina, paratoluendiamina), aminofenoli (para, meta e orto), diidrossibenzeni (meta-diidrossibenzene o resorcina), polifenoli, resorcinolo, pirogallolo, idrochinone.
 I toni del rosso posseggono un peso molecolare più basso e, solitamente, perdono più facilmente intensità con il lavaggio. Come agente basico (pH 9) si utilizza l’ammoniaca o nelle tinture "senza ammoniaca " l'etanolammina, invece, la parte decolorante è rappresentata dal perossido di idrogeno che fa da ossidante e a un suo maggior impiego corrisponde una maggiore decolorazione.

A seconda della percentuale di capelli bianchi da coprire e di quanto li si vuole schiarire, l’acqua ossigenata viene usata a dieci-venti volumi per tinte tendenti al castano, mentre a trenta-quaranta volumi per quelle orientate al biondo. In ogni modo la legge italiana ha emesso una soglia massima di quaranta volumi per l’impiego del perossido di idrogeno.

 Le tinture permanenti si avvalgono di una serie di reazioni di condensazione (copulazione) che avvengono solamente in ambiente basico e in presenza di un ossidante, determinando il trasferimento di molecole coloranti all’interno del fusto del capello.

L’ammoniaca, gonfiando il capello, favorisce il sollevamento delle squame della cuticola (strato più esterno) e fa penetrare più agevolmente l’acqua ossigenata che ossida i pigmenti colorati, i quali formano dei polimeri che si espandono in modo da poter trasmettere e “fissare” il colore alla cheratina delle cellule della corticale. Questa operazione apporta quindi un danno permanente alla cuticola e alla corticale, indebolendo la struttura del capello e aumentandone la porosità che rende le future decolorazioni più difficili.
Nel supporto, inoltre, vi possono essere alcoli, amidi grassi, vitamine, antiossidanti, resine quaternizzate o tensioattivi cationici che permettono la distribuzione e la penetrazione dei precursori
nel capello, di conservare più a lungo possibile il colore e di fornire lucentezza alla chioma migliorandone la pettinabilità dopo la tintura.
Il colore fornito dalle tinte a ossidazione tende nel lungo termine a sbiadire un po’ e dopo circa quattro-sei settimane è da ripetere per non evidenziare la ricrescita del capello.
L’inconveniente di questa tipologia di tinta è fornito dall’ammoniaca e dall’agente ossidante in quanto determinano un danneggiamento superficiale delle tegole della cuticola dei capelli, ecco il motivo per cui nei preparati di ultima generazione la percentuale di queste sostanze è stata
ridotta, dando origine a formulazioni meno invasive chiamate “colorazioni tono su tono”. Ovviamente il potere schiarente di quest’ultime è generalmente più blando e offrono una colorazione superficiale tale da fornire una modesta copertura dei capelli bianchi, senza però cambiarne completamente il tono. Di conseguenza la scelta per le tinte tono su tono è
valida solo quando si desidera ravvivare la capigliatura con riflessi brillanti e vivaci e schiarire i capelli fino a un tono e scurirli quanto si desidera. La durata del loro colore non supera generalmente i due mesi.
Il più grande limite dato dalle tinte permanenti è quello di poter provocare fenomeni di ipersensibilità, reazioni allergiche a livello cutaneo come prurito, eczemi, dermatiti allergiche
da contatto al viso e alla testa con edema facciale che nei casi più gravi si diffonde alle orecchie, al collo e alle spalle. Le sostanze chimiche più allergizzanti sono parafenilendiamina, ammoniaca, nitro-ortofenilendiamina, nitro-parafenilendiamina e 2,5-para-toluendiamina. Esistendo, inoltre, la
possibilità per alcune molecole tossiche di penetrare nel cuoio capelluto e di venire veicolate nel
sistema sanguigno se ne sconsiglia vivamente l’impiego nelle donne in gravidanza o in allattamento.

Una direttiva 1223/2009 sui cosmetici ,impone a tutte le case produttrici di raccomandare ai consumatori di eseguire una prova di tollerabilità ventiquattro ore prima dell’applicazione, testando una piccola quantità di prodotto su un pezzo di pelle nascosta, di solito dietro l’orecchio.
La stessa normativa limita ad una certa soglia massima la concentrazione di alcune sostanze
e impone obbligatoriamente l’indicazione della composizione che deve essere illustrata dalla casa
produttrice sui contenitori delle tinture.


  • Tinture semipermanenti

Si tratta di formulazioni che permettono di ravvivare i riflessi della base naturale (tonalità più
scura) o già colorata dei capelli, di mascherare i primi capelli bianchi, di eliminare l’ingiallimento
dei capelli grigi o bianchi (conferendo loro un leggero color lilla o bluastro) e sono consigliate a
chi deve tingere i capelli molto frequentemente o a chi desidera cambiare spesso colore.
Sono tinte caratterizzate da un’azione semipermanente, ossia da una più ridotta durata del colore
applicato, che si deposita solo sulla superficie dei capelli senza penetrare in profondità. Di conseguenza tendono a scomparire progressivamente nel corso di circa otto shampoo, assicurando comunque una tenuta di colorazione maggiore alle tinture temporanee.

Le colorazioni semipermanenti non implicano alcuna reazione di ossidazione, modifica preliminare
o concomitante della cheratina e miscelazione fra preparati, ma sono già pronte all’uso e da applicare direttamente sulla chioma.
Nella loro composizione non vi è presenza di ammoniaca e di acqua ossigenata, pertanto
non sono in grado di schiarire il colore naturale.
Contengono solamente coloranti non persistenti azoici o metallici, antrachinoni, indofenoli e nitrati
(ortodiamine nitrate, paradiamine nitrate) che essendo molecole più grandi dei coloranti a
ossidazione, non possono penetrare all’interno del capello. Pertanto si depositano superficialmente
sulla cuticola, senza arrivare a impegnare la struttura della cheratina e tanto meno arrivano alla
corticale del capello, dunque sono molto meno aggressive e procurano una colorazione labile e
non duratura. In commercio si trovano sotto forma di lozioni leggermente schiumogene, shampoo coloranti o mousse aerosol.

  • Tinture temporanee superficiali

Sono prodotti finalizzati a conferire una modifica temporanea della tonalità naturale o artificiale dei
capelli, mascherando l’eventuale ingiallimento di quelli bianchi e ravvivando riflessi e fulgore alla
capigliatura. Di conseguenza la loro colorazione è destinata a durare fino allo shampoo successivo.
Si tratta di formulazioni prive di ammoniaca e di acqua ossigenata che contengono coloranti ad
alto peso molecolare solubili nel film di polimeri fissanti e stabili nei confronti della luce. Fra i più
impiegati si annoverano quelli azoici, trifenilmetanici, antrachinonici e indoaminici.
Tuttavia, grazie alla presenza di resine filmogene disciolte nella preparazione, hanno una modesta
affinità per la cheratina del capello tale da depositarsi sulla sua cuticola senza penetrarla.
Per tale motivo sono le tinture più innocue anche se possono momentaneamente seccare la fibra
capillare. I prodotti per la colorazione temporanea sono già pronti all’uso e senza risciacquo: generalmente si impiegano applicandoli sulla capigliatura pulita ancora umida e poi lasciandoli asciugare, in modo che il colorante aderisca al capello.
Sono di solito in soluzione acquosa o idroalcolica (lozione dopo shampoo), più o meno schiumogena, sottoforma di spray o, ultimamente, di mascara che possono contenere anche derivati
cationici, per migliorare la pettinabilità e conferire qualità cosmetiche alla chioma. Talvolta si
utilizzano anche provitamine, come il pantenolo, per conferire lucidità al capello, calcio pantotenato
(vitamina B5), biotina, antiossidanti, eccipienti utili per proteggere il capello e conservare più a lungo possibile il colore.


  • Altre tinture

Oltre alle tinte citate ne esistono altre che assumono caratteristiche diverse in base al loro contenuto
e finalità come quelle metalliche e vegetali e l’hennè. Le prime, specialmente preferite dagli uomini, sono state concepite per conferire ai capelli bianchi una colorazione “progressiva” per mezzo di frequenti applicazioni. Permettono, infatti, di passare gradualmente dalla tonalità grigia a quella bruna, al fine di non apparire da un giorno all’altro con la capigliatura del tutto cambiata. Sono tinture che contengono sali di piombo e di argento dotati di una certa tossicità e per questo motivo il loro impiego è regolamentato nelle dosi in tutta la Comunità europea. Pertanto sono assolutamente controindicate nelle donne in gestazione per i possibili effetti dannosi sul feto.
Le tinture vegetali, invece, sono quelle pubblicizzate come “naturali” o “senza ammoniaca”
e in genere fatte passare per prodotti del tutto innocui. Ma non è esattamente così, si tratta
solo di una fine strategia di marketing. In esse, infatti, l’ammoniaca è comunque sostituita con
altre ammine meno odorose, che sono ad alto rischio di formazione di nitrosammine nocive
per l’organismo. Oltretutto le piccole quantità di estratti di piante che contengono e che ne
rendono lecita la dicitura “naturale”, sono utilizzate per coadiuvare le reazioni chimiche che
avvengono, in ogni caso, a carico di intermedi chimici che quindi non esulano completamente
da effetti collaterali.
Per citare alcuni esempi di sostanze vegetali usate maggiormente, basta ricordare i capolini
di camomilla romana (Matricaria chamomilla) che, in seguito a molteplici applicazioni, conferiscono ai capelli un lieve riflesso giallo, grazie alla presenza del triidrossiflavone.
Oppure per ottenere tonalità dal castano al nero si utilizzano parti di alcune piante della famiglia
delle indigofere o dei malli di noce miscelati all’henné. In ogni modo le tinture “naturali”, che utilizzano coloranti vegetali, pongono numerosi limiti perché esiste la possibilità di ottenere tonalità
indesiderate sui capelli bianchi, decolorati o precedentemente tinti e la difficoltà di raggiungere
nuance scure, in quanto i coloranti vegetali dipendono dalla “base” su cui vengono applicati.L’hennè rosso naturale, utilizzato da oltre 5000 anni, è un preparato ottenuto dalla pianta Lawsonia inermis, che è la più consigliata nel settore dell’erboristeria per la cura e la colorazione dei capelli. Si trova sotto forma di polvere di foglie prive di additivi che grazie alla presenza del lawsone,
un naftochinone, è in grado di conferire riflessi ramati di diversa intensità a seconda del tempo di posa e della base naturale dei capelli. Tuttavia è da evitare se si hanno tanti capelli
bianchi o di colore biondo perché diventerebbero color carota. I principali vantaggi offerti dall’hennè sono quelli di poter essere impiegato in gravidanza o nel periodo dell’allattamento, di rinforzare i capelli deboli e sfibrati (grazie all’elevato contenuto in tannini) conferendo loro una notevole corposità, una più viva lucentezza e di mitigare anche l’eventuale untuosità o forfora del cuoio capelluto.
Di contro, invece, esiste la difficoltà di preparazione, la variabilità delle tonalità ottenute (non sempre gradevoli) e una possibile sensibilizzazione. Inizialmente si consiglia di fare gli
impacchi di hennè circa ogni due settimane al fine di conservare sia gli effetti coloranti e di
brillantezza dei capelli, che quelli “curativi” su seborrea e forfora.
Successivamente alla quinta applicazione basta eseguire un impacco al mese.

Ti è piaciuto questo post, hai domande? Scrivimi nel box dei commenti. 
Francesca. 



22 commenti:

  1. Articolo molto interessante e ben approfondito. Grazie!

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  2. Davvero interessante!
    Io ho fatto pochissime tinte nella mia vita e devo ammettere che avevo un pò di confusione, ma tu sei stata molto esauriente!

    XOXO

    Cami

    www.paillettesandchampagne.com

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  3. Wow devo dire che con questo articolo ben dettagliato hai colmato alcune mie lacune! :) baciiii

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  4. Credo sia molto importante sapere cosa usiamo

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  5. quel quaderno... com'è prezioso...!!

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  6. Affascinante leggere cosa effettivamente mettiamo in testa!!!

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  7. Molto interessante, non sapevo tutte queste cose e ammetto che bisognerebbe informarsi di più

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  8. Io non ho mai fatto tinture chimiche perché ho i capelli molto fini e penso si rovinerebbero troppo. Per ora solo un henné neutro con una punta di castano giusto per dare spessore e riflessare. Lo rifarò in primavera.

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  9. Non sai quanto mi tornino utili i tuoi post. Grazie!

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  10. Molto interessante il tuo articolo! Faccio tinture da anni ormai ma prediligo sempre prodotti senza ammoniaca

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  11. Ho scoperto tantissime cose! Avrei dovuto leggerlo tempo fa! :O

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  12. Io ne facevo uso quando ero al liceo. ora ho deciso di lasciare i capelli al naturale fino a quando non saranno bianchi

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  13. Super interessante il tuo articolo! Utilizzo le tinture da anni ed ora sono sempre più convinta che siano migliori quelle senza ammoniaca.
    R.

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  14. Molto interessante! Bello capire cosa ci mettiamo in testa e come funzionano le diverse colorazioni.. Non ne so praticamente niente!

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  15. Hai presente quando si andava a scuola e si rimaneva incantate dinanzi alle spiegazioni della maestra?! Ecco la sensazione è stata questa..molto interessante!

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    1. Ti ringrazio davvero perchè io resto una prof anche nei miei articoli.

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  16. un articolo molto interessante ricco di informazioni molto utili

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  17. Post utilissimo, io ancora non utilizzo le tinture, preferisco il mio colore naturale.

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I vostri commenti sono molto graditi. Grazie Francesca.